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Affitto Pantelleria


Pantelleria, isola della Sicilia



Pantelleria è un’isola di origine vulcanica, distante 70 km. dalla Tunisia e 110 km. dalla Sicilia, con una superficie di 83 kmq, larga 8 km. e lunga 13,7.

La prima area emersa, circa 320.000 anni fa, è quella di Scauri. Successivamente vi fu una serie di eventi vulcanici che culminarono con l’eruzione di Ignimbrite Verde, 49 mila anni fa. Di questa si trovano resti nella zona di Cala Cinque Denti. La particolare forma dell’isola è dovuta anche all’alternarsi di eruzioni e “collassi calderici” ovvero crolli degli strati lavici formatisi durante le fasi eruttive. Esempi sono il “Salto della Vecchia” con lo strapiombo di 240 metri sul mare ( 160 mila anni fa), la Caldera di Kartibucale ( 80 mila anni fa) e la vallata di Monastero (49 mila anni fa).


L’attività vulcanica dura tuttora, testimonianza sono, sulla terra ferma, le fumarole della grotta del “Bagno Asciutto” (nei pressi di Sibà), di “Katzen”( vicino a Pantelleria paese), di “Fossa Pernice” ( sulla riva del lago) e della “Favara Grande” (alle pendici della Montagna Grande). Sul mare, vi sono sorgenti di acqua calda a Nikà ( 90 gradi centigradi), nel porticciolo di Agadir, a Sataria nonché a Scauri e presso punta S. Leonardo.



L’attività dell’uomo

Si ritiene che i primi uomini abbiano iniziato ad abitare Pantelleria circa 7.000 anni fa, attratti, nonostante la difficoltà di reperire acqua dolce, dalla possibilità di sfruttare i depositi di ossidiana. L’ossidiana è un vetro di origine vulcanica con una durezza paragonabile all’acciaio, facilmente scheggiabile, all’epoca prezioso materiale utilizzato per costruire coltelli, punte di frecce e attrezzi vari. Nell’area del Mediterraneo, si trova nell’Egeo, in Sardegna, a Palmarola, a Lipari e a Pantelleria. L’ossidiana di Pantelleria veniva reperita presso il Salto della Vecchia e Balata dei Turchi, lavorata soprattutto a Cimillia e quindi barattata con altri prodotti per essere portata in Tunisia fino alla Francia Meridionale, a Lampedusa, Malta e Sicilia.


Molti secoli dopo, arrivarono i Sesioti che si stabilirono in località Mursia. Testimonianza della loro presenza sono i “Sesi”, monumenti funerari, ed il Muro Alto, ( lungo circa 210 metri, alto 8 e largo, alla base, 10 metri), costruito a protezione verso nord del loro villaggio.


Fin dalle più remote antichità e per molti secoli, Pantelleria fu una tappa obbligata per tutti i movimenti di uomini e merci tra la parte centrale dell’Africa del Nord e la Sicilia. A quei tempi si navigava soprattutto a vista e Pantelleria distava circa un giorno di navigazione dall’Africa e altrettanto dalla Sicilia. Per questa ragione, chi voleva avere il controllo commerciale o militare del Mediterraneo centrale, doveva avere un caposaldo a Pantelleria. A questa regola sembra non si sottrassero neppure i Micenei. Di loro è stata trovata la prima testimonianza durante la campagna di scavi archeologici, condotti sotto la guida della Soprintendenza per i beni archeologici di Trapani, nel 2002.


Molti reperti testimoniano la presenza sull’isola dei Fenici, che chiamarono l’isola Yrnm o Kyrnm, la cui traduzione più probabile è “isola degli uccelli”. Essi dovettero successivamente cedere il loro avamposto ai Cartaginesi, e questi, definitivamente dal 217 a.c. ai Romani, che ribattezzarono l’isola Cossyra o Costura. Dalla varietà e ricchezza dei reperti ritrovati in diverse località e particolarmente nell’acropoli di S. Marco e S.Teresa (tra Pantelleria paese e l’attuale aeroporto) e dal fatto che Pantelleria batteva moneta propria, si desume che il periodo punico - romano fu una fase di notevole prosperità per l’isola.


Decaduti i Romani, iniziò un lungo periodo di invasioni e decimazioni. Dapprima i Vandali, poi i Bizantini e quindi tra il IX e il XII secolo gli arabi. Gli arabi, massacrarono la popolazione esistente, ma, almeno lasciarono una notevole impronta che dura fino ai nostri giorni.

A loro si devono buona parte dei nomi dei luoghi e di alcuni termini del linguaggio locale, nonché le caratteristiche costruttive dei tipici edifici locali, i dammusi, studiati per utilizzare l’abbondante materiale da costruzione disponibile sul luogo, le pietre, per isolare dai calori dell’estate e dall’umidità dell’inverno, per raccogliere e conservare il bene più prezioso per la vita, l’acqua. Inoltre gli arabi introdussero le tecniche di irrigazione e di essiccazione dei frutti e diffusero alcune piante che ebbero una significativa importanza nella vita economica dell’isola, quali il cotone.

Cacciati gli arabi dai Normanni, fu la volta degli Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni e Piemontesi. L’ultima batosta l’isola la ricevette nel giugno del 1943, quando fu bombardata, per quasi un mese consecutivo, dagli alleati, in preparazione dello sbarco in Sicilia. Per fortuna in questa occasione, risulterebbe non esserci state vittime umane.

Dopo millenni di invasioni, spesso molto brutali, i Panteschi hanno maturato, a ragione, una istintiva e profonda diffidenza verso il mare.

Si contano sulle dita della mano i pescatori professionisti dell’isola, al contrario, vi è un grande legame verso la terra, coltivata con incredibile passione.

Ed è l’entroterra dell’isola, spesso poco conosciuta, che va scoperta: la flora è tipicamente mediterranea e molto varia. In riva al mare si trovano il fico d’india, l’agave e le più tipiche piante aromatiche. Appena più in su, passando per i campi coltivati a zibibbo, capperi e olivi si sale verso la montagna dove si incontrano prima corbezzoli , cipressi, allori e poi, ancora più in alto, veri e propri boschi di pini e lecci tappezzati di erica, felci e ginestra.

La forestale, negli ultimi anni, ha riaperto moltissimi sentieri pedonali molto ben segnalati e non troppo faticosi. Non vi è nulla di più bello, dopo una giornata di mare, che farsi una passeggiata per godersi un tramonto o per scoprire quale nuovo fiore selvatico sia spuntato.


La fauna ittica di Pantelleria è estremamente varia; dai ricci alle patelle, dai branchi di alici alle stelle marine, dalle murene ai polipi e tutte le varietà di pesce mediterraneo. Non è difficile, anche da terra, vedere passare i delfini o i tonni e le ricciole che saltano fuor d’acqua.

Essendo Pantelleria un isola che ha sempre dovuto cercare di essere autosufficiente, ovviamente la varietà e le caratteristiche della flora e della fauna locale hanno dato un’impronta particolare alla sua cucina che risulta variata e saporitissima.







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